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Navi dei veleni: Italia discarica d’Europa e degli Stati Uniti d’America

Published on July 17, 2013 in INQUINAMENTO

(Guardate anche il VIDEO!)

 

di Gianni Lannes
 
Premessa fondamentale: in base alla mia ricerca sul campo protrattasi con mezzi limitati ed autofinanziamento per 4 anni, attualmente nel Mediterraneo italiano giacciono ben 203 navi imbottite di scorie industriali (chimiche e radioattive) ed un migliaio di container, in particolare nel mar Jonio, ma anche nell’Adriatico ed in tutto il Tirreno, perfino nelle acque territoriali d’Italia (all’interno delle 12 miglia dalla linea di costa). Non si tratta di relitti bellici della prima o seconda guerra mondiale: tra l’altro la marina militare italiana già negli anni ’50 aveva realizzato un rapporto dettagliato su questa presenza ingombrante. In questa materia scottante in ambito cosiddetto giornalistico, regna l’approssimazione, la confusione e la censura. Sull’affare che coinvolge stati di mafia e multinazionali del crimine, almeno in Italia i servizi segreti tricolore (già sismi e sisde) sono direttamente implicati nel mega affare, come nel traffico di armi a livello internazionale.

 

La scoperta nel 1994 di questa gravissima situazione da parte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, ha determinato la loro eliminazione decisa dalle alte sfere del sismi (servizio segreto militare). Anche i magistrati determinati ed in buona fede hanno le mani legate. Se emerge la verità la casta politica e burocratica italiana, nonché quella industriale a livello nazionale ed europeo, ma non solo, ha terminato di vivacchiare all’ingrasso. Sulla vicenda operano ricatti incrociati e i mass media controllati nonché sotto ricatto non hanno alcuna intenzione di far luce. In altri termini, ed in estrema sintesi: l’occidente ha usato l’Italia ed i suoi mari come un tombino industriale.
 
Quando il 12 dicembre 2009. ho denunciato pubblicamente a Palermo in una commemorazione pubblica del giudice Paolo Borselllino, su invito di Salvatore Borsellino, dinanzi a fior di magistrati, politicanti (Di Pietro, De Magistris, Lumia, Alfano, eccetera), giornalisti, avvocati e persone comuni, la documentata intromissione di una società della ‘ndrangheta per lo smantellamento di una parte della centrale nucleare di Caorso, senza neanche un appalto bensi’ a chiamata diretta della Sogin, non e’ accaduto nulla. Anzi due dirigenti della stessa Sogin (una controllata del ministero del tesoro) mi hanno invitato a tenere un profilo basso sulla faccenda, e non riferire nulla all’opinione pubblica. Tutti hanno fatto finta di niente. Soltanto dietro mie continue insistenze – anche presso la procura nazionale antimafia – sono state presentate alcune interrogazioni ed interpellanze parlamentari che, pero’, non hanno sortito alcuna risposta dal governo B erlusconi.
 
Un ufficiale e due sottufficiali del Noe carabinieri di Roma hanno verbalizzato sotto mia dettatura (alla presenza del mio avvocato) la situazione della piu’ importante centrale atomica italiana. Ma quei militi dell’arma erano esclusivamente interessati a capire come avessi fatto a penetrare in quel sito protetto ed a scattare centinaia di fotografie. Nient’altro.
 
Soltanto la televisione pubblica francese e la tv finlandese hanno realizzato un servizio giornalistico andato in onda. In Italia il Tg1 della Rai prima mi ha chiesto un’intervista, ma poi, inspiegabilmente non l’ha mai trasmessa in tv. Il popolo italiano non deve sapere nulla. Se la gente italiana sapesse in che condizioni hanno ridotto i nostri mari!
 

 

 
Il 9 febbraio 2010 in conferenza stampa a Cosenza, ho smentito prove alla mano l’allora ministro per l’ambiente Stefania Prestigiacomo e Piero Grasso, a quel tempo capo della procura nazionale antimafia ed ora presidente del senato. Entrambi i referenti istituzionali dello stato tricolore, alcuni mesi prima (ottobre 2009) avevano di fatto archiviato il caso Cetraro, sostenendo che a largo di questa ridente cittadina calabrese non vi era alcun relitto imbottito di scorie pericolose sui fondali, tantomeno la famigerata nave Cunski. Secondo questa tesi strampalata e traballante che già allora imbarcava acqua da tutte le parti, al posto della Cunski, tra l’altro filmata da una nave impiegata dalla regione Calabria (in particolare dall’assessore Silvio Greco) prima dell’intervento di insabbiamento messo in atto dall’intelligence nostrana per conto del governo Berlusconi (nave mare oceano dell’amico berlusconiano Attanasio).

 

Cosenza, conferenza stampa 2010

 

Secondo Prestigiacomo e Grasso, a quel tempo rappresentanti dello stato tricolore, si trattava dell’innocuo piroscafo Catania, inabissato dinanzi a Cetraro nel 1917.
 

 
Strano, perché secondo i rilievi indiscutibili da me rinvenuti nell’archivio storico della Marina Militare italiana, proprio la nave Catania è stata invece affondata nel 1943, al largo del porto di Napoli, durante un bombardamento alleato.
 
Per la cronaca, al largo di Cetraro giacciono una mezza dozzina di relitti, su uno dei quali vige un segreto militare.
 

 
Più recentemente un generale dei servizi segreti ha rivelato in audizione parlamentare segreta, dinanzi alla Commissione Ambiente, che lo Stato ha pagato la criminalità organizzata per il lavoro sporco di affondamento dei rifiuti più pericolosi.
 
Post scriptum
 
Dopo 3 anni non si è ancora fatto vivo un editore che abbia il coraggio civile di pubblicare il lavoro di inchiesta sulle navi dei veleni!

 

www.laviadiuscita.net

 


Fonte:
Testo e Foto di Gianni Lannes
 
 

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